Uno dei più grandi problemi del nostro paese è quello della presenza di risorse interne poco, male o spesso del tutto NON sfruttate: tra queste vi sono quelle che compongono il nostro enorme patrimonio culturale.
Patrimonio il cui valore costituisce una parte consistente dell'Attivo del Bilancio del nostro Stato o potrebbe costituirla se in bilancio fosse iscritto al suo attuale valore di mercato. Invece sorpresa!! Il valore del nostro patrimonio culturale, ossia l'insieme dei beni che lo compongono, tra cui palazzi, opere d'arte, sedi museali ecc. ecc. è a tutt'oggi quello che fu stabilito nel 1938.
In altre parole, dopo la valutazione fatta nel '38 che segue ovviamente gli ormai obsoleti criteri scientifici di quel periodo, il patrimonio culturale italiano non è neanche stato rivalutato in base all'inflazione.
Risultato: una sede museale come la Galleria Borghese, con tutto ciò che contiene, vale oggi appena 900.000 euro, cioè meno di un appartamento di 100 mq al centro di Roma.
Le conseguenze di questa agghiacciante sorpresa non riguardano solo la stabilità del bilancio statale, ma anche l'ordinaria pratica delle assicurazioni delle opere d'arte in prestito. Quando infatti un'opera d'arte viene prestata ad un ente museale per realizzare una mostra, essa viene assicurata al suo attuale valore di mercato.
Se però disgraziatamente l'opera si danneggia, la prima cosa che fa la compagnia assicuratrice è confrontare il valore di assicurazione con il valore che risulta nel bilancio statale, che sarà sicuramente molto più basso del primo.
Fatto ciò fa immediatamente ricorso al giudice, che non può fare altro che dare ragione alla compagnia d'assicurazione la quale sarà quindi obbligata a risarcire una cifra veramente simbolica....
P.S.: per rivalutare il patrimonio in base all'inflazione basta fare una moltiplicazione!
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